venerdì 13 settembre 2013

14 - Danila Passerini - La punizione del romanzo

Buongiorno,
oggi voglio recensire il libro che ho vinto al Giveaway di Marta: La punizione del romanzo. *__*
È la prima volta che vinco un giveaway quindi sono ancora felicissima, nonostante siano passati mesi dalla vittoria.





Titolo: La punizione del romanzo
Autore: Danila Passerini
Traduttore: /
Pagine: 170
Prezzo: € 15,00
Editore: L'Erudita
Isbn: 9788867700288
Genere: Metaromanzo, Narrativa
Serie: Autoconclusivo
Data di pubblicazione: 2013
Trama: Filippo ha sedici anni, un carattere ribelle, capelli lunghi e magliette sbiadite che non riesce a buttare via. La scuola è piena di luoghi comuni soprattutto da quando, dopo la Terza guerra mondiale, tutti si sono messi in testa che bisogna spendere la propria vita per gli altri, essere compassionevoli, buoni. E lui, il più bello della scuola, non ci sta. Ogni compagno è bersaglio di frecciatine non troppo velate e battute taglienti, un po' per colpire i deboli, un po' per non svelare la propria personalità e le proprie passioni amorose rivolte all'unica che non sembra subire il fascino del bello e cattivo. Ma la scuola è un luogo di formazione non solo didattica ma anche caratteriale e morale, la cui missione è accompagnare nella crescita i ragazzi perché diventino adulti acculturati sì, ma soprattutto critici, coscienziosi, consapevoli. E allora non rimane da fare che una cosa: punirlo. Quale castigo sarebbe più adatto per lui della punizione del romanzo? Filippo entrerà in un libro, vestendo i panni di un personaggio, e il suo scopo sarà quello di vivere la sua nuova vita senza cambiarne la trama, neppure di una virgola, pena il non ritorno.


Oggi volevo parlarvi di un libro per cui mi è stato particolarmente difficile attribuire un genere letterario. La punizione del romanzo, infatti, è un romanzo molto particolare perché, sebbene abbia un'ambientazione futuristica tendente al distopico, non ha altre caratteristiche che possano avvicinarsi alla distopia. Anzi, parlare di distopia non è proprio adeguato poiché ci ritroviamo in un mondo postbellico, in cui i vari stati hanno già ritrovato una condizione pacifica e tranquilla.
La soluzione adottata è la tolleranza, intinta di tanta bontà e altruismo. Ma si sa che tutte in tutte le decisione c'è sempre qualcuno che va controcorrente, sia per sentirsi alternativo sia perché pensa di essere nel giusto. E ciò si verifica particolarmente spesso in noi adolescenti che vogliamo distinguerci dalla massa. E Filippo non fa eccezione.
In un mondo n cui la bontà non è solo un piacere ma l'unica via di sopravvivenza, il nostro protagonista non riesce a conformarsi alla generosità e all'altruismo di massa, perciò decide d comportarsi da bullo. Naturalmente questa scelta comporta delle conseguenze perché essere cattivi spesso provoca sofferenze inutili sia negli altri che in se stessi. La scelta di Filippo oltre a essere nociva è anche contro le regole  etiche della sua società, ed essendo la scuola un luogo di formazione la sua cattiveria non può rimanere impunita. Pertanto per raddrizzare il suo comportamento l'unica soluzione possibile è la punizione del romanzo.    
Questa misteriosa condanna ci verrà svelata poco a poco nella narrazione, grazie alle parole del nonno di Filippo, l'unica persona con cui passa volentieri il proprio tempo. Nonostante ciò Filippo non riesce ancora a farsi un'idea della pena da sostenere, a differenza nostra che già possiamo conoscerla attraverso la trama.

Attraverso lo stile ironico dell'autrice veniamo nuovamente in contatto con un mondo che già ci è noto, e grazie al punto di vista di Filippo nei panni del suo amato Don Rodrigo conosciamo la realtà seicentesca rappresentato da Manzoni in una nuova ottica.
Ammetto che come Filippo mi annoiavo molto a leggere I promessi sposi, eppure nel libro della Passerini non sono riuscita a staccare gli occhi dalle vicende di Filippo, che portandosi dietro una mentalità molto vicina alla nostra, stravolge il romanzo di Manzoni con episodi esilaranti. I vari dialoghi e i vari strafalcioni portano a un'immediata conclusione dell'opera manzoniano e pertanto il nostro protagonista rischia di rimanere bloccato nel famoso libro finché l'intervento di un inviato speciale non riuscirà a riportarlo nella realtà.

Di tutto il libro mi sono piaciuti molto i dialoghi e la caratterizzazione dei personaggi che risulta alquanto convincente. Inoltre il cambiamento graduale di Filippo diventa per noi un percorso di riflessione riguardo i nostri pregiudizi nei confronti delle opere studiate a scuola... a chi non è capitato di studiare con angoscia un romanzo di grande importanza per la letteratura solo perché ci era stato obbligato dalla scuola?
Avrei però preferito che Filippo potesse continuare ad avere contatti con i personaggi del romanzo e magari che il libro fosse più lungo, perché avrei davvero voluto assistere la scena dei monatti e della bambina morta, l'unica scena che avevo realmente apprezzato de 'I Promessi sposi'. 
Se da una parte il libro è molto originale e piacevole da leggere, dall'altra credo che il finale avrebbe potuto svilupparsi meglio, nel senso che mi aspettavo qualcosa di più, anche se non so cosa di preciso. MA non è stata una totale delusione.

La punizione del romanzo mi ha insegnato che nessuna lettura imposta è meno apprezzabile di quelli da noi scelti. L'unico motivo per cui i libri imposti non ci piacciono è il nostro personale rifiuto di dover seguire un imperativo, il dover sottostare a una consegna. 
In conclusione penso che mi piacerebbe riprendere in mano l'opera di Manzoni e goderne questa volta l'arte e ringrazio l'autrice per avermi dato questa spinta. 

Questa recensione partecipa alla sfida di lettura "Io Leggo Italiano"

1 commento:

  1. Sono curiosissima di leggere questo libro! Purtroppo io compro solitamente da Amazon e lì non è ancora disponibile quindi mi tocca aspettare ma sembra una storia interessante e voglio leggerla!

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