martedì 20 agosto 2013

Liberi Pensieri #2 - Distopie a confronto - Parte 2

Buongiorno ^^ Come ve la passate? Io sono ancora immersa nello stress >.<


Nella parte precedente mi sono soffermata sulla questione della schematizzazione della società distopica e, quindi, proseguiamo su questo argomento. 
Una caratterista che accomuna i libri distopici che ho letto è la suddivisione del popolo. Infatti G. Orwell in 1984 sottolineava bene questo aspetto e riteneva che in ogni epoca ci fossero degli Alti e degli Bassi tra i quali c'erano i Medi. Gli Alti sono naturalmente le persone che detengono il potere, i
Medi le persone comuni e i Bassi la classe operaia, o meglio quelle persone poste all'ultimo gradino della piramide sociale.
Se nel 1984 ci sono i Prolet, in Hunger Games non possiamo dare un nome effettivo alla classe povera poiché la maggior parte dei distretti sono immersi nella povertà, mentre i Medi sono gli abitanti di Capitol City, poiché sebbene abbiano una vita costituita di privilegi, essi non sono consapevoli della propria condizione di burattini. Chi detiene il potere è il Presidente Snow e, forse, gli Strateghi.
In The Giver e anche nella saga di Scott Westerfeld, Beauty. La trilogia, invece, non ci sono distinzioni di classe. Nel primo perché si vive in un mondo perfetto, in cui l'uguaglianza abbonda. Nel secondo, invece, perché è piuttosto una distinzione basata sull'aspetto fisico. In tutti i due i casi, però, i cittadini non sono coscienziosi della propria origine e vivono in uno stato atemporale, ossia senza un passato e storia. (Naturalmente a eccezione del Raccoglitore di memorie.)
Si cerca anche nel mondo reale l'uguaglianza, ma in alcune realtà distopiche l'uguaglianza è divenuto il sinonimo di omogeneità. Per esempio, in Matched, Cassia è stata privata del suo scrigno e addirittura dal suo giardino sono stati sradicati degli alberi perché questi rendevano l'aspetto esteriore della sua casa migliore di quella dei suoi vicini. 
In questa omogeneità non c'è la libertà di esprimere se stessi... 

In un mondo in cui non si conosce la guerra, se non di nome, non è possibile comprendere la brutalità dell'odio e del sangue versato, Infatti anche i bambini che sono il simbolo dell'innocenza possono perdere la loro purezza. In The Giver, per esempio, i bambini sono abituati a giocare alla guerra, fingersi di uccidersi a vicenda, inconsapevoli di ciò che realmente stanno simulando. Ed è proprio questa l'abitudine che spinge anche i piccoli di oggi ad amare la guerra come se fosse la cosa più naturale del mondo. I bambini non devono preoccuparsi di niente, hanno cibo a sufficienza e dei vestiti decenti. E quindi possono giocare nel tempo libero, ma se nella saga di Lois Lowry i bambini giocavano spontaneamente alla guerra, in 1984 i bambini crescevano con l'abitudine di sospettare, indagare e perseguire il prossimo, divenendo lo strumento principale del Grande Fratello. In HG invece l'innocenza viene ceduta per la sopravvivenza. 

Per quanto possano essere diversi tra loro, questi libri riflettono a loro modo un aspetto della realtà che si vorrebbe scongiurare. In apparenza la politica distopica si ispira ad alcuni principi comunisti o dittatoriali, ma la verità è che la degenerazione presente in queste realtà non si trovano solo nel comunismo ma anche nella democrazia. In generale trovo che qualunque possa essere la politica instaurata non esisteranno mai governi perfetti. Rifacendomi alla filosofia classica, la perfezione è eternità... ma se nulla è eterno come può esistere la perfezione?
Inoltre, qualunque possa esser il tipo di governo non ci sarà mai la felicità in tutti. Poiché il progresso richiede il sacrificio, ci saranno sempre persone a cui saranno negate dei benefici.
E con questo penso di aver detto tutto.

E voi cosa ne pensate dei mondi distopici? Che rapporto hanno per voi con la realtà?
Mi farebbe piacere sentire la vostra opinione ^^
 Baci. 
P.s. In fondo troverete il sondaggio per il prossimo Liberi Pensieri. 

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