mercoledì 14 agosto 2013

Liberi Pensieri #2 - Distopie a confronto - Parte 1

Buonasera ^_^
Ultimamente ho trascurato un po' il blog ne sono consapevole e per questo chiedo venia. La vita prosciuga tutte le energie e calata l'oscurità tendo a procrastinare su tutti i miei propositi. Alla fine, purtroppo, non sono nemmeno riuscita a terminare la prima stesura del racconto che avrei dovuto inviare a quel concorso di racconti. Ma ora, con tutto il caldo che c'è qui fuori, mi era venuto il desiderio di scrivere qualcosa che potesse interessare anche il blog e ho deciso di terminare la stesura di questo post. Spero che possa piacervi!
Dopo il boom del fantasy, nell'ultimo anno il genere che ha fatto più scalpore è stato il distopico. Come sappiamo dopo il clamoroso successo di Hunger Games molti scrittori ed editori hanno cominciato a seguirne l'esempio. Eppure la distopia non è una novità nel campo editoriale e non concerne solo quel poco che Hunger Games rappresenta. Okay, ora molti di voi fan mi avrete già sbranata ma non è quello che pensate: non sto sminuendo affatto la bellissima trilogia. Intendiamoci: per quanto possa essere magnifico HG, i libri che gli sono seguiti sono state per lo più delle copie. Pare che di tutte le qualità della saga le serie successive hanno preso solo pochissimi elementi. Se prendiamo in considerazione Divergent, Matched, Starters e The selection possiamo notare che a grandi linee si possono evidenziare le caratteristiche principali del distopico odierno. Nelle caratteristiche che oggi ha assunto, la distopia appare un genere piatto che non ha subito grandi innovazioni, se non consideriamo l'introduzione del triangolo amoroso e che è divenuto un genere letto per lo più dagli adolescenti e qualche giovane adulto. Almeno questo è ciò che mi sembra da ciò che ho letto al momento.

Tuttavia partiamo dall'inizio e andiamo per gradi. Cominciamo ad analizzare il termine distopia.

Distopia, o antiutopia, è un termine coniato da John Stuart Mill nel 1968. Come possiamo intendere dal termine stesso, esso non è altro che il contrario dell'utopia e, quindi, indica un luogo spiacevole e indesiderabile. Se l'utopia rappresenta un luogo inesistente, la distopia però intende descrivere una città o uno stato realmente esistente proiettato in un futuro lontano e, magari, collocato in un luogo esotico. Esso, inoltre, ha due filoni principali: 

  • l'eccessivo controllo da parte dell'autorità nella vita umana
  • degradazione morale e civile dell'uomo o dovuta a catastrofi naturali. 

Fin qui naturalmente le saghe che ho appena citato sono ancora molto legate alla distopia "classica", entrando per lo più nella seconda categoria, perché non sono riuscita a percepire, almeno dallo stile degli scrittori, il terrore e l'angoscia provocata dalla privazione della libertà individuale che, al contrario, in 1984 è molto più forte. Naturalmente non si può paragonare nessuno di questi libri a 1984, dal momento che i fini che gli scrittori volevano perseguire sono totalmente diversi. 1984 si rivolge a un pubblico più maturo e coscienzioso mentre HG offre spunti di riflessione a un pubblico più giovane e, pertanto, l'autrice ha mantenuto un linguaggio e uno stile più consono all'età del target a cui si rivolge. Al contrario Orwell non prova pietà e sfrutta le parole per inaridire l'animo del lettore della poche speranze che nutre verso la società contemporanea, facendo spirare l'illusione di vivere in una civiltà giusta.
Posto che gli obbiettivi sono diversi non possiamo porre le due opere su uno stesso piano, ma nel mio intimo preferisco 1984 perché ci sono molti libri pieni d'angustia ma pochissimi libri che giunti alla fine riescono a prenderti tanto da svuotarti. 
D'altra parte possiamo fare un confronto tra The Giver e Hunger Games.
Ho letto solo il primo libro di The Giver, ma mi pare che la società di Jonas sia descritta molto bene già in questo primo volume. Correggetemi se sbaglio!


La realtà di Katniss è molto diversa da quella di Jonas, ovvio. Perché se nella prima vi è una società ingiusta nella seconda regna una pace che incute timore. 

Katniss vive nel Distretto 12 di Panem e sebbene sia sempre in billico tra la sopravvivenza e la morte, a causa dell'eccessiva povertà del proprio distretto, Katniss è felice. Riesce a vivere, tirando avanti giorno per giorno, grazie alla caccia e al baratto. È felice almeno finché ogni anno non ci troviamo nel periodo della Mietitura, ovvio. 
Jonas, invece, non conosce affatto la felicità ma solo lo stato di tranquillità in cui è eternamente immerso perché ciò che porta gioia può portare anche il dolore e il dolore è ancella del male, quindi, ogni emozione è debellato nella sua società. Se da una parte quest'assenza di emozioni forti è il fondamento di un'istituzione perfetta, che sembra far tesoro della dottrina epicurea, dall'altra è anche assenza di vita, perché la vita stessa è l'alternarsi della gioia e del dolore. 
Da questo punto di vista, preferirei vivere nel mondo di Katniss, perché almeno vi è la libertà di vivere con le proprie emozioni. E anche perché una vita senza alti né bassi non è degna di essere vissuta, a mio parere.

Nel mondo di Jonas il matrimonio è un vero e proprio contratto unilaterale stipulato dalla società stessa e a cui il cittadino non può opporsi pena il congedo, non sono i singoli a scegliere la propria dolce metà ma un consiglio di anziani che catalogano e scelgono per noi il partner più idoneo.
Vi è solo una scelta a cui il singolo non può rifiutare a meno che non sceglie di andare incontro alla morte. Questa caratteristica è presente anche in Matched e in 1984. Ed è proprio questo il meccanismo che causa l'inizio dei guai di Cassia. Tuttavia, mi pare che Ally Condie non specifichi esplicitamente la pena del rifiuto oppure mi sbaglio? È una lettura che ho fatto molto tempo addietro ma se la memoria non mi inganna il rifiuto porta all'isolamento e quindi a essere considerato un'aberrazione, una pena meno crudele di quelle del mondo di Jonas...
Una scelta, invece, più libera avviene in The Selction ma solo da parte del Principe ereditario, che può eleggere la propria Principessa tra un gruppo di selezionate. Comunque sia, una scelta già attuata da altri, nonostante ci si riservi delle possibilità anche se ampie, è sempre una limitazione di professare la propria libertà in piena libertà

Queste due caratteristiche però non sono altro che delle precauzioni e delle tecniche per migliorare la vita del singolo cittadino e per evitare il dolore provocato da una unione poco gioiosa o per evitare una vita troppo emozionante.
Il dolore distrae l'uomo dalle proprie responsabilità, la gioia anche. L'apatia e l'abitudine invece fanno sì che l'uomo non abbia altro in testa a cui pensare e quindi migliorano l'attenzione umana nel lavoro. Ciò è un vantaggio solo per la società che potrà gioire e prosperare ma l'uomo rimane condannato nell'assenza di vita. La schematizzazione delle scelte di Matched facilità la vita della società, riuscendo a rendere più veloce certe procedure che nella democrazia nostrana sarebbe durata molto di più. Ma tale schematizzazione non rende l'uomo insensibile e apatico come un robot, che può essere manipolato a piacimento? Che piacere si prova a vivere in un mondo costituito da marionette?


Con questa domanda termino la prima parte di questa rubrica. Presto proseguirò su quest'argomento. Baci! =)

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