venerdì 23 agosto 2013

13 - Charlotte Brontë - Jane Eyre

Buon pomeriggio ^^
Sono finalmente tornata con una nuova recensione. Quest'oggi voglio parlarvi di Jane Eyre, scritto dalla sorella di Emily Brontë. Sono stata curiosa di leggere e comparare i due stili fin da quando ho concluso Cime Tempestose. D'altra parte dopo aver terminato Jane Eyre ho capito che non è proprio possibile paragonarlo a Cime Tempestose...


Titolo: Jane Eyre
Autore: Charlotte Brontë
Traduttore: D'Ezio M.
Pagine: 592
Prezzo: € 7,00
Editore: Giunti Editore
Isbn: 9788809763197
Genere: Classico, Narrativa, Rosa
Serie: /
Anno di pubblicazione: 2011
Trama: Dopo un'infanzia difficile, di povertà e di privazioni, la giovane Jane trova la via del riscatto: si procura un lavoro come istruttrice presso la casa di un ricco gentiluomo, il signor Rochester. I due iniziano a conoscersi, si parlano, si confrontano e imparano a rispettarsi. Dal rispetto nasce l'amore e la possibilità per Jane di una vita serena. ma proprio quando un futuro meraviglioso appare vicino, viene alla luce una terribile verità, quasi a dimostrare che Jane non può essere felice, non può avere l'amore, non può sfuggire al suo destino. Rochester sembra celare un tremendo segreto: una presenza minacciosa si aggira infatti nelle soffitte del suo tetro palazzo.


Jane Eyre è la protagonista di quest'opera che ci racconta le vicende più importanti della sua vita fino al suo drammatico ma felice matrimonio. Infatti anche C. Brontë ha scelto di introdurci prima nella realtà di Jane, parlandoci della sua complicata infanzia, per poi condurci al nocciolo della questione, l'argomento principale del romanzo.  Questa era una delle caratteristiche principali delle opere dell'epoca passata, mentre al giorno d'oggi i libri cominciano o con il medias res o con un breve prologo, che in ogni caso non supera quasi mai cinque pagine.
Tuttavia questo "prologo" prolisso, a differenza di quella di altri libri, è stato molto interessante perché mi ha dato un' idea abbastanza chiara della vita di collegio
Ciò che invece non mi è piaciuto è la descrizione delle giornate in casa della zia Reed perché la narrazione mi è sembrata andare troppo al rilento.

Jane, dopo la morte dei genitori, è stata adottato dallo zio Reed. Purtroppo anche lo zio muore e la piccola Jane viene affidata alle cure della moglie dello zio, la signora Reed. 
Questo affidamento non diletta né la bambina né la sua tutrice, dato che per un motivo o per un altro le due nutrono un rancore reciproco. Perciò in poco tempo Jane viene rinchiusa in un collegio femminile. Sebbene il collegio di Lowood sia una specie di orfanotrofio dalla riforma molto rigida, esso diviene il luogo più caro a Jane che non ha più una casa a cui tornare. A Lowood Jane diviene istruttrice, ma non riuscendo ad arginare il proprio desiderio di conoscere il mondo, si allontana trovando un impiego presso il signor Rochester come istruttrice di una bambina francese, Adele. Ed è qui che comincia realmente la sua avventura.

Durante le prime pagine avevo avuto l'impressione di leggere una versione di Cime Tempestose dal punto di vista di Heathcliff. Non dal punto di vista sentimentale, ovvio; ma per il carattere impetuoso della protagonista e il suo desiderio di solitudine. Infatti, sia Heathcliff che Jane hanno un passato oscuro. D'altra parte solo di Jane sappiamo che i genitori sono morti, mentre di Heathcliff nulla.
Inoltre sia Heathcliff che Jane, dopo la morte del loro beneficiario, sono trattati malamente dai loro successori. Quindi, era impossibile non notare una somiglianza nei due libri.
Comunque sia, oltre a ciò non ci sono altre somiglianze evidenti. Anche perché se in Cime Tempestose vi era un triangolo, qui non ne troviamo e i temi centrali non sono identici.
Mentre in Cime Tempestose troviamo un'amore travagliato, qui l'impatto drammatico è inferiore. Non ci sono i forti rancori, non c'è un rapporto di amore-odio. E i personaggi non tendono alla follia.
Quindi, detto ciò posso finalmente concludere che le sorelle Brontë, sebbene avessero scritto entrambe nella vita, non sono affatto simili e ciò risulta evidente negli loro stili.
Infatti, se Emily punta sullo stile e sulla tecnica, Charlotte, secondo me, ha prediletto una esposizione lineare e diretta. Ed è proprio la scelta stilistica che rende Jane Eyre meno piacevole, a mio parere da leggere, perché ho trovato difficoltà a proseguire nella lettura per la mancanza d'interesse nella prima parte. Invece, nella seconda parte, dopo l'allontanamento di Jane dal signor Rochester la narrazione diviene più fluida.

I personaggi sono ben caratterizzati. Il signor Rochester è un uomo carismatico e intrigante, ma non proprio di bell'aspetto. E la freddezza che lo circonda mi ha ricordato molto Mr. Darcy, anche se in questo caso il distacco non è dovuto all'orgoglio.
Ciò che però mi ha più colpito è il carattere di Jane, la quale porta in sé due aspetti contrastanti. In lei infatti convivono la rigidità di Lowood e l'irrequietezza dell'infanzia. (E personalmente mi sono sempre piaciuti i travagli interiori ^^) 
Image Hosted by ImageShack.usSe da una parte c'è una buona esposizione e una caratterizzazione ben riuscita, non mi è piaciuto molto lo sviluppo della trama. È vero che nel libro ci sono varie tematiche... ma non sono riuscita a cogliere davvero il messaggio che esso voleva trasmettere. L'allontanamento di Jane e il ritrovamento dei cugini del ramo materno mi sono sembrati eventi troppo artefatti, nel senso che mi pare un semplice espediente per raccontare la vera storia dei genitori di Jane. 
Forse il libro mi sarebbe piaciuto di più se non avessi già letto altri classici di questo periodo, perché a mio parere non regge il confronto né con Cime Tempestose né con Orgoglio e Pregiudizio.
In conclusione, ciò che mi è piaciuto di più è il finale che ha confermato l'amore che Jane prova per il proprio padrone, un amore che va oltre l'aspetto esteriore.

E a voi come è parso questo libro? ^_^

Questa recensione partecipa alla sfida di lettura "Un classico al mese 2013".

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