mercoledì 31 luglio 2013

11 - George Orwell - 1984

Buonasera ^_^ Nell'ultimo periodo, in attesa di trasferirmi definitivamente nel nuovo appartamento, sto cercando delle cassette della frutta per un arredamento in stile country. Vorrei creare una biblioteca DIY multi colori, ma non trovando nessuna cassetta particolarmente pulita o idonea, aveva pensato di comprare qualche le biblioteche mobili di Ikea, anche se è un'alternativa meno bio. Avete consigli? =) Nel frattempo vorrei concludere luglio con una bella, si spera, recensione, prima di cominciare a lavorare sul secondo appuntamento con la rubrica Liberi Pensieri. E per essere in tema distopico ho deciso di completare la lettura, che si è protratta per mesi, del distopico più famoso: 1984!

Titolo: 1984
Autore: George Orwell
Traduttore: Cristina Bazzoni, Stefano Manferlotti,
Pagine: 348
Prezzo: € 6,99
Editore: Mondadori
Isbn: 9788852021558
Genere: Distopia
Serie: /
Anno di pubblicazione: 2011
Trama: 1984. Il mondo è diviso in tre immensi superstati in perenne guerra fra loro: Oceania, Eurasia ed Estasia. In Oceania, la cui capitale è Londra, la società è governata dal Grande Fratello, che tutto vede e tutto sa. I suoi occhi sono le telecamere che spiano di continuo nelle case, il suo braccio la psicopolizia che interviene al minimo sospetto. Tutto è permesso, non c'è legge scritta. Niente, apparentemente, è proibito. Tranne pensare. Tranne amare. Tranne divertirsi. Tranne vivere, insomma, se non secondo gli usi e costumi imposti dall'infallibile e onnisciente Grande Fratello, che nessuno ha mai visto di persona. Dal loro rifugio, in uno scenario desolante da Medioevo postnucleare, solo Winston Smith e Julia lottano disperatamente per conservare un granello di umanità...

                                                        




Quando si legge un libro del genere l'amarezza vi travolge totalmente e l'effetto finale è una visione disincantata della realtà che vi circonda. Questo è il riassunto di come mi sono sentita appena ho concluso il libro. La speranza e la gioia si dissipano pagina dopo pagina, convertendosi in un disinteresse verso ciò che circonda. Sono pochi i libri che come delle reti riescono a intrappolare il lettore in un groviglio inestricabile che si stringe intorno ai pensieri, soffocandoli lentamente finché non scoppiano. E 1984 è tra questi.
Infatti fin dall'inizio le parole di Orwell tessono un mondo irreale ma di una realtà così tangibile da essere inquietante.
Se ci soffermassimo solo sull'organizzazione politica dell'Oceania, naturalmente non potremo trovare contatti diretti con la nostra realtà. Però se ponessimo più attenzione sulla tecnica del bipensiero e del nerobianco? C'è molto contrasto tra il mondo in cui viviamo e quello creato da Orwell? No...
Quanta chiarezza c'è nella nostra società quando rigirare la frittata è la soluzione migliore per non avere ulteriori complicazioni? E quanto spazia la nostra libertà tanto incondizionata?
Queste sono dubbi che spesso ci poniamo ma che tuttavia non possono essere risolti con facilità.
La nostra libertà è frutto di uno scambio, di un patto che in apparenza è reciproco ma che nel profondo è unilaterale. Il potere che noi pensiamo di affidare, o se preferiamo attribuire, a un gruppo di persone non è il frutto di una nostra scelta... ma questo è meglio tenerlo per un altro post. Ora ritorniamo al libro di Orwell.
1984 narra le vicende di Winston Smith, un uomo maturo, che non riesce conformarsi a una società fondata su queste tre frasi, le frasi del socing, o socialismo inglese.

L'ignoranza è forza.
La guerra è pace.
La libertà è schiavitù.

Come può un uomo avente un minimo di consapevolezza accettare queste tre frasi come credo? Per noi che siamo abituati a trattare sempre di democrazia è una cosa inconcepibile, ma d'altra parte nemmeno la nostra democrazia include in sé aspetti del tutto positivi.
In una società come quella di 1984 non vi è scampo alcuno. Ovunque andiate ci sarà sempre qualcuno a monitorarvi. Dovunque sostiate ci sarà sempre un manifesto che vi ricorderà di essere osservati. La privacy è un'illusione. La libertà un'utopia. 
Tutto ciò non può che essere la trasposizione di un inferno terreno, un incubo angosciante che può portare solo a un risveglio brusco nella realtà.
(E dunque mi chiedo cosa possa spingere una cerchia di persone a simulare una realtà del genere, ridicolizzando una riflessione così profonda...)
Non metto in dubbio che Orwell sia stato capace di rappresentare una realtà futura molto attuale, ma di tutto il libro ciò che mi è interessato di meno è proprio l'organizzazione politica e le riflessioni filosofiche. È la prima volta che leggo il libro, anche se penso di riprenderlo l'anno prossimo, e ciò che a primo impatto mi ha attirato e allo stesso tempo angosciato è l'atteggiamento dei personaggi sullo sfondo.
L'indifferenza verso il prossimo, il sospetto perenne, la mancanza di solidarietà e di ogni forma di compassione non sono solo le note dolenti dell'opera ma si trattano anche di caratteristiche presenti anche nella nostra società. E purtroppo, al contrario della popolazione dell'Oceania, noi non abbiamo scusanti. Non siamo costretti a vivere in tal modo eppure pare che sia molto più facile chiudere gli occhi davanti alle ingiustizie piuttosto che aiutare il prossimo, per quanto ci è possibile. E ciò ci rende anche peggiori dei sudditi del Grande Fratello.
Tra le poche cose che non mi hanno fatto apprezzare il libro è stato il ritmo da prima troppo lento e un finale troppo incalzante, ma tutto sommato non è un difetto rilevante se bilanciato con lo stile e il contenuto. Anche se ripensando alla metafora dell'incubo questo cambiamento di ritmo, secondo me, è spiegato dall'effetto che Orwell voleva trarre: un risveglio violento che istupidisce sia il lettore che il protagonista, che non riescono più a guardare il mondo con gli stessi occhi. 
Non sono solita leggere opere sulla politica, 1984 è la prima eccezione ma non ne sono affatto dispiaciuta, perché da questo libro ho imparato molto.


sabato 27 luglio 2013

10 - Gaia Rayneri - Pulce non c'è

Buongiorno ^_^
Oggi andrò a recensire un libro che comprai a gennaio ma che ho letto solo a giugno.


Titolo: Pulce non c'è
Autore: Gaia Rayneri
Traduttore: /
Pagine: 228
Prezzo: € 10,20
Editore: Einaudi
Isbn: 9788806206567
Genere: Narrativa
Serie: /
Anno di pubblicazione: 2011
Trama: A raccontarci Pulce e il suo mondo speciale è la sorella Giovanna, con la sua voce ironica, candida, intelligente, divagante. Pulce è una bambina allegra, a cui piace infilarsi negli abbracci degli sconosciuti, stritolarti più forte che può. Quando un giorno, come tutti i giorni, mamma Anita va a prenderla a scuola, Pulce non c'è. "Provvedimenti superiori" hanno deciso che loro non sono più dei buoni genitori, e Pulce è stata portata nella comunità Giorni Felici. Anita e Giovanna possono farle visita una volta alla settimana, "sotto lo sguardo soldato di un'educatrice". Papà Gualtiero, invece, sua figlia non può vederla, perché su di lui grava una mostruosa accusa. Giovanna ha solo tredici anni quando comincia questa "storiaccia". È una ragazzina curiosa, con qualche tic nervoso e un gruppetto di amici immaginari. E proprio grazie alla sua immaginazione vispa e intelligente, alla sua potente capacità inventiva, Giovanna ci racconta senza retorica e senza patetismi lo scontro tra mondo adulto e infanzia, tra malattia e normalità, tra rigidità delle istituzioni e legami affettivi. Il suo sguardo singolare, il suo punto di vista spostato, ci fa vedere improvvisamente le cose, rende intellegibile ciò che anche gli adulti faticano a capire.


"Pulce non c'è" racconta di una storia realmente accaduta che denuncia la pessima organizzazione della società italiana, più specificatamente nell'ambito dell'assistenza sociale. Così dicendo sembra un libro pesante, di quelli difficili da digerire con un forte potere soporifero, invece al contrario oltre al peso fisico del libro non c'è nulla. Ciò è possibile perché la protagonista del romanza è una ragazzina di 13 anni, Giovanna, che grazie a una fervida immaginazione e un'allegria interminabile ci descrive una realtà drammatica attutendola con un linguaggio molto semplice. 
Se da una parte questa scelta stilistica è un punto di forza, in quanto toglie un po' di pathos, dall'altra è uno degli motivi perché il libro diventa difficile da digerire in quanto il linguaggio e lo stile utilizzato non permettono una comprensione diretta o una facile immedesimazione. Infatti, spesso nelle parti più fatidiche, quando avvengono gli incontri con gli assistenti sociali, i periodi vengono spezzati di punto in bianco dai pensieri della ragazzina; quando dico spezzati voglio intendere che dopo una frase se ne accavalla un'altra senza l'utilizzo di segni di punteggiatura, con l'introduzione di una fantasia che non ha nulla a che fare con la storia in questione!
Questo espediente mi era sembrato carino nelle prime pagine, ma nel proseguire ho incontrato difficoltà a seguire le scene, come se davanti a una televisione vi fosse una persona che camminasse sempre avanti e indietro senza sosta, solo che mentre nell'esempio della televisione puoi strangolare il malcapitato nel libro, ahimè, non ti resta che saltare questi passaggi.
La protagonista, oltre a possedere un linguaggio infantile, non è mai riuscita a staccarsi dalla ingenuità di quando si è bambini. Giovanna a 13 anni ha ancora degli amici immaginari!
Con questa esclamazione non voglio certo schernirla, anzi nutro per lei una certa forma di ammirazione. In una situazione del genere, tra i vari problemi che circondano la sua famiglia, è riuscita a mantenere tutta la gioia in sé. 
Di solito, quando si convive con la diversità le persone maturano prima. Giovanna invece rimane nella sua infantilità, nel suo mondo semplice, dove ogni problema ha una soluzione, senza avanzare verso la soglia dell'adolescenza. Giovanna pare una bambina di otto anni. Non sembra accorgesi delle proprie responsabilità finché la sua professoressa più odiata cerca di avvicinarsi al suo mondo.
Dunque è vero che "Pulce non c'è" è la storia di una bambina autistica, ma è anche la storia delle persone che la circondano, in particolare la storia di Giovanna, la sorella maggiore che l'ha vista crescere, pensando di conoscerla davvero, mentre invece ciò che credeva o presumeva di conoscere non era altro che un suo desiderio.
La storia di Pulce, inoltre, è stata riadattata per farne un film. 
Le pellicole di solito accantonano lo stile di narrazione dello scrittore e probabilmente è stato modificato  anche il punto di vista. 
Quindi, la curiosità ha preso il sopravento e ho cercato il trailer. E mi sono stupita, anche se non dovrei dato che mi trovo in Italia, che la Giovanna del film è molto magra e più carina di quanto viene detto nel libro. Non credo che questa scelta sia dovuto alla mancanza di attrici idonee... ma sorvoliamo. Di sotto vi lascio il video del trailer.
Da questo libro aspettavo di più, ma sebbene le mie aspettative non siano state deluse non sono nemmeno state superate. Forse ciò che mi ha fatto storcere il naso è l'eccessiva leggerezza adottata, quando si cerca di attutire è un fatto ma quando si cerca di stravolgere completamente gli eventi, allora il tutto è un'esagerazione senza senso. Come diceva il buon vecchio Orazio Est modus in rebus.



Questa recensione partecipa alla sfida di lettura "Io Leggo Italiano"

giovedì 25 luglio 2013

9 - Luigi Pirandello - Uno, nessuno e centomila



Titolo: Uno, nessuno e centomila
Autore: Luigi Pirandello
Traduttore: /
Pagine: 128
Prezzo: € 0,99
Editore: Newton Compton Editori
Isbn: 978-88-541-5258-8 
Genere: Classico moderno, Narrativa
Serie: /
Anno di pubblicazione: 2013
Trama: «Avevo ventotto anni e sempre fin allora ritenuto il mio naso, se non proprio bello, almeno molto decente». Ha inizio così l’odissea di Vitangelo Moscarda, quando un commento distratto della moglie lo inchioda a una tremenda verità: gli altri ci vedono in modo diverso da come ci vediamo noi stessi. Tra gli esiti più nuovi della letteratura del Novecento, l’ultimo romanzo di Pirandello è la storia di un “naufragio dell’esistenza”: in seguito al cortocircuito iniziale, il protagonista arriva ad accettare l’incompletezza di sé attraverso la via della rinuncia e della solitudine, fino all'abbandono definitivo di ogni coesione interna, fino alla follia. Come ebbe a dire l’autore stesso, dei suoi romanzi Uno, nessuno e centomila è il «più amaro di tutti, profondamente umoristico, di scomposizione della vita».



Una frase che può riassumere il contenuto di quest'opera potrebbe essere: "Giove ci impose due bisacce: ci mise dietro quella piena dei nostri difetti e davanti, sul petto, quella con i difetti degli altri." Tuttavia sarebbe alquanto riduttivo, dal momento che non è possibile elencare i vari spunti di riflessione presenti in esso. 
"Uno, nessuno e centomila" è uno dei libri che mi hanno fatto riflettere fin dalle prime parole ed è uno dei pochi che, nonostante l'abbondanza di riflessioni e diserzioni filosofici, si legge in poche ore con il sorriso, anche se sono presenti scene amare.
È sempre difficile recensire un romanzo letterario perché non possono essere giudicati, secondo me, solo mediante il gusto personale. Si trattano di opere d'alto livello che hanno segnato la storia della letteratura e perciò non possono essere catalogati con un criterio normale e soprattutto secondo un'ottica comune. Pertanto, la recensione si baserà non tanto sullo stile o sul linguaggio quanto sui motivi per cui mi è piaciuto e anche il voto sarà attribuito secondo il mio gusto personale

Devo esplicitare che non ho deciso di leggere questo libro per libera scelta, infatti è uno di quelli che dovevo leggere entro settembre per il ritorno a scuola. Quindi, potete immaginare che non ero molto esaltata all'idea di aprire quest'opera perché mi ricordava il futuro ritorno in quella prigione. 
Fortunatamente l'astio e il malumore terminò quando iniziai a leggere di un certo Vitangelo Moscarda che , grazie alla moglie, aveva scoperto un proprio grave difetto!
E a partire da ciò comincia la sua avventura tragicomica, che mi ha catturata e coinvolta fin da subito. Tra conversazioni, narrazioni e riflessioni, Pirandello dipinge una realtà multiforme, dove l'oggettività sfuma nella soggettività, isolando il singolo uomo nel proprio mondo personale, in cui vige un'illusione senza riscontro nel prossimo. Inoltre, la capacità di socializzare nell'uomo tanto esaltato da Socrate è solo una credenza mentale, perché ogni persona socializza con l'idea del proprio simile e non con il simile stesso. E questo paradosso è uno dei problemi che fanno soffrire di più Vitangelo Moscarda, il quale comincia a scoprire i molteplici Vitangelo Moscarda che convivono nel suo stesso corpo e decide di annientarli uno alla volta per ritrovare un'Unità, che possa coinciliare o contrastare le altre sue facce. 
Tra i vari elementi che hanno incrementato l'interesse nel proseguire la lettura vi è sicuramente il riscontro con la filosofia di Hobbes, che ho trovato molto affine alle riflessioni di Pirandello. (Hobbes è uno dei filosofi che apprezzo di più tra quelli studiati l'anno scolastico passato. ^^) 
Image Hosted by ImageShack.usInoltre, il linguaggio e lo stile adottato non è molto lontano dal nostro e, quindi, incanalarmi nell'opera  è stato molto più facile rispetto agli altri classici che ho letto. Comunque sia bisogna aggiungere che le emozioni provate da Vitangelo e le sue riflessioni sono state sempre presenti in me, benché le mie siano state meno approfondite. Pertanto dire che Uno, nessuno e centomila sarebbe un libro che avrei desiderato scrivere, ma che non sarei mai riuscita a farlo, ma non troverei mai parole più adatte.  
In conclusione, consiglio questo libro alle persone che vogliono una lettura 
semplice ma istruttiva.



Questa recensione partecipa alla sfida di lettura "Un classico al mese 2013" e "Io Leggo Italiano"


Il blog rinnovato.


Buona serata, o meglio nottata!
Ho deciso di rinnovare il blog e di adottare uno schema nuovo per le recensioni. Spero che la nuova grafica, per quanto semplice, vi possa piacere di più.
(Provvederò a cambiare le icone delle rubriche al più presto. )
Ora però è meglio che vada a nanna. Buonanotte ^-^

sabato 20 luglio 2013

8 - Stefano Vignati - La Piccola Equilibrista


Buon pomeriggio,
come avrete notato ho trascurato il blog nell'ultimo periodo, ma non sono ancora pronta per riprendere a postare regolarmente, perché la vita reale è una frustrazione continua con i suoi problemi interminabili, che non hanno solo rovinato la mia volontà di terminare la stesura del mio romanzo... MA non sono qui per lamentarmi. Quindi passiamo alla recensione su un libro che ho letto con piacere lo scorso mese. Come saprete è uno dei due libri dello scorso New Entry, ma attenendomi ai propositi della TBR List non ho speso nulla! =D

Partecipando a una catena di lettura.
Titolo: La Piccola Equilibrista
Autore: Stefano Vignati
Traduttore: /
Pagine: 230
Prezzo: € 15,50
Editore: 0111 Edizioni
Isbn: 978-88-630-7392-8
Genere: Noir, Horror, Thriller

SerieAutoconclusivo
Anno di pubblicazione: 2011
Trama:  Alessia è un'orfana capace di camminare in equilibrio sui fili del telefono. E a Nathariel, titolare di un Circo, questa dote non può che ingolosire. Quando parte per rapirla si aspetta un'adolescente impaurita. 
Niente di più sbagliato.
In un paesello di montagna che diventa un cupo labirinto di fughe e paure, di fronte a una bambina che si rivela essere tutt'altro di quanto pensassero, Nathariel e il suo gruppo si trovano invischiati in una caccia senza tregua. Una caccia che esige un solo vincitore.

Recensione: Quando ho ricevuto la busta dal postino, sono rimasta entusiasta perché è stata la prima volta che partecipavo a una catena. Anche se devo ammettere che ho tentennato molto a iniziare la lettura e non so proprio come spiegare questa mia esitazione. Probabilmente sarà che non volevo che l'entusiasmo non mi spingesse a saltare parti interessanti e, dunque, a perdere il filo della narrazione. Infatti quando l'entusiasmo e la data di consegna prendono il sopravento creando un connubio incalzante, la lettura di solito ne risente!
Ed è anche per questo che non mi piacciono le letture obbligate come quelle che assegnano a scuola per le vacanze. Chiusa questa parentesi andiamo a trattare del libro. 
Ho letto di questo libro molte informazione nello scorso anno, sebbene non abbia mai deciso di comprarlo. La quarta di copertina non mi attirava e la trama mi sembrava qualcosa di già visto e rivisto. Per di più non mi sembrava del genere che apprezzo. 
Questo fino a tre mesi fa, quando decisi di allargare i miei orizzonti e partecipare alla suddetta catena di lettura indetta dall'autore stesso. E per fortuna che non mi piaceva il genere!
Dopo la prima fase di esitazione ho divorato il libro in due giorni e ho dato anche una breve rilettura.
Nella prima lettura ho apprezzato la storia, nella seconda lo stile e le tecniche narrative. In ogni caso ho apprezzato la storia di Alessia.

Torniamo, però, sulla questione della trama che ruota intorno alla figura di Alessia, una sedicenne orfana dalle abilità ineguagliabili. Questa ragazzina abita in una piccola cittadina di montagna, Fasterna, dove la si rappresenta più come un'entità evanescente che come essere umano. Alessia, infatti, appare solo ai bambini con cui gioca molto spesso, e si dice che sia uno spirito che protegge Fasterna, scongiurando la morte violenta e ogni specie di catastrofe.
Naturalmente questi pettegolezzi non possono spaventare un uomo come Nathariel, che senza badare a tutto ciò, ingaggia due serial killer per cercare Alessia. 
Nathariel e la sua combriccola partono ignari delle molteplici capacità della sedicenne ma attirati da una sola delle sue abilità, il saper correre sui fili di ferro. Infatti Toretto, l'aiutante di Nathariel, ha notato solo questa sua peculiarità  Da qui inizia una caccia avvincente che pagina dopo pagine susciterà emozioni di ogni tipo.
Sebbene nel libro vi siano molti personaggi quella che considero più vicina al lettore è Cordelia.
Cordelia è una ragazza comune, una persona ingenua nonostante il mestiere da lei scelto. Non è cattiva ma la sua storia insegna che non sempre le proprie intenzioni coincidono con le azioni e che il male e il bene hanno un legame indissolubile che non può essere scisso da un semplice taglio netto. E la giustizia e l'ingiustizia non sono altro che la faccia di una stessa medaglia
Un'altro personaggio ben caratterizzato è Alessia, che per me è la protagonista a pari merito con Cordelia in questo libro. Mentre per Cordelia vi sono molte informazioni disseminate nei vari capitoli, per Alessia non ci sono abbastanza elementi chiari per delineare una figura completa. Perché la storia di Cordelia è esplicita e viene rappresentata dal suo punto di vista, mentre di Alessia abbiamo solo delle informazioni sparse qui e là secondo il punto di vista degli abitanti di Fasterna, lasciandoci, quindi, nel mistero e nel dubbio fino all'ultima riga. Questa scelta dello scrittore di non presentare una scheda del personaggio completa mi è piaciuto e mi è sembrato abbastanza adeguato al genere. E anche perché, secondo me, lasciare che sia il lettore a risolvere il mistero è un'espediente molto divertente.
L'unica cosa che non mi è piaciuto è il finale troppo frettoloso che rovina l'atmosfera che si era creato nelle pagine precedenti ...

Nonostante lo stile limpido, ho trovato fastidioso le molteplici frasi che si spezzavano a metà con parole in corsivo. Però questo fastidio visivo non ha impedito la mia comprensione della storia. 
Impaginazione a parte ho rilevato delle incongruenze per quanto riguarda le azioni dei personaggi, ma vi elencherò solo quella che mi sono ricordata di segnare.

A pagina 146, il narratore ci faceva credere che Toretto avesse il cellulare spento.

Il capo prese per l'ennesima volta in mano il cellulare. Aprì la rubrica e selezionò la voce Toretto.
«È spento» annunciò Nathariel [...]

Invece, a poche pagine più in avanti, mi sembra 160 o 161...

Dalla tasca prese il cellulare, compose il numero di Toretto e lasciò che squillasse. Il ronzio invase di nuovo la stanza, così come già aveva fatto prima [...] 

Ero rimasta un poco spiazzata e ho pensato di aver capito male... e ho proseguito per il resto delle pagine seguenti con quest'idea in testa, aumentando però l'attenzione per non avere altri equivoci. Alla seconda rilettura ho visto di nuovo queste due frasi e niente...
Un errore così può capitare a tutti, però mi sembra strano che in fase di editing l'editore non si fosse accorto di questa incongruenza. Boh.
Ciò però mi ha risollevata, nel senso che sta a indicare che anche un bravo esordiente, che scrive così bene e che sa narrare dipingendo con le parole le sequenze della propria storia come se si trattasse di un film, è umano. 


In conclusione, un buon libro che merita di essere letto da più persone e che deve essere nella mia biblioteca appena concludo la mia TBR List. 

Questa recensione partecipa alla sfida di lettura "Io Leggo Italiano".

Approfitto dell'occasione per annunciare il tema del prossimo Liberi Pensieri. Il sondaggio si è concluso con la vittoria di DISTOPIE A CONFRONTO.
Pertanto, in attesa del prossimo appuntamento che ne direste di rispondere ad alcune mie domande innocenti? Avrei bisogno d'aiuto per il racconto che vorrei scrivere per il concorso Chrysalide della Mondadori. 


  1.  Preferite il nome Elena o Catia?
  2. L'età perfetta per i primi viaggi con gli amici.
  3. Meglio una protagonista silenziosa o una timida?
  4. Se dovessi scoprire di avere le mani insanguinate senza un motivo logico come reagiresti?
  5. Dietro di te c'è il ragazzo che ti piace ma che non ricambi. Cosa faresti?


Bene, spero che rispondiate in tanti. Anche se vi sembra che non ci sia un filo logico in queste domande, non vi preoccupate. È vero non ce n'è. =)
Baci.

martedì 2 luglio 2013

Summer TBR Recap. di Giugno.




Buongiorno,
sono stata assente ultimamente me ne rendo conto. I miei motivi però non hanno nulla a che vedere con la Maturità (per fortuna!), tuttavia sono stata molto impegnata e continuerò a esserlo per un po'. Il trasferimento richiede molto tempo. E i problemi maggiori insorgono sui libri, che non so più dove mettere, tant'è che ho terminato tutte le scatole e i cartoni. 
Cercherò di ritornare attiva al più presto, molto probabilmente agli inizi di agosto, ma non è detto. Quindi, chiedo venia e vi auguro di passare una bella estate. (Vi consiglio di non attuare nessun trasferimento durante l'estate, che è una rogna!)
Dunque, vi lascio con i progressi della mia lista. 
Summer TBR 2013
Totale di libri: 31
Libri letti: 3 
  • Cime tempestose
  • Uno, nessuno e centomila
  • Pulce non c'è

Libri recensiti: 1

Libri aggiunti: 0
Libri Extra: 1
  • La Piccola Equilibrista

(I libri extra sono i libri che non ho aggiunto alla mia lista, ma che la lettura è stata doverosa per un motivo o per un altro. Per esempio se provengono da un prestito oppure da una catena di lettura e così via.)
Spero che vi divertiate tanto, a presto da